PARLIAMONE..........
tanti sono i problemi che riguardano le pavimentazioni in calcestruzzo, ma spesso sono problemi dovuti alla superficialità con cui si progetta ( o non progetta !) ed all' atteggiamento conflittuale tra le figure che sono interessate alla costruzione di una pavimentazione in calcestruzzo.
Dal 2005 anche in Italia abbiamo la norma UNI 11146/2005 e successi-vamente le Norme Tecniche sulle Costruzioni (D.M.14 gennaio 2008) che fanno chiarezza sulle responsabilità delle figure coinvol-
te in tutte le varie fasi: dalla progettazione, all' esecuzione e collaudo dell' opera.
Uno dei motivi di contestazione, spesso riscontrati, sono le fessure" ma, tutte le figure interessate (D.L. Committente, Progettista) si "dimenticano" (!!!) che il cls. usato nella realizzazione di una pavimentazione industriale è quello commercialmente impiegato, ma non quello idoneo. Il risultato sarà che: NON IL PROGETTISTA, NON IL D.L. NON IL
COMMITTENTE, MA SOLO L' APPLICATORE SARA' RITENUTO RESPONSABILE DEL RISULTATO.
Quindi sarebbe opportunio ricordare a queste figure che il ritiro è fisiologico del calcestruzzo, soprattutto in quello ordinario, per un semplice fenomeno, indipendente dalla volontà del posatore: l ' acqua, contenuta nell ' impa-sto evapora ( ritiro igrometrico), quindi possibilità di "fessurazione", più veloce sarà il fenomeno di evaporazione, più fessure si formeranno, inoltre l' entità del ritiro dipende anche dalla composizione del calcestruzzo, dall' umidità relativa ambientale, dal sottofondo, ecc.
Utilizzando un calcestruzzo ordinario, (commerciale e meno costoso), risulta praticamente impossibile eliminare la fessurazione.
Dal 2005 anche in Italia abbiamo la norma UNI 11146/2005 e successi-vamente le Norme Tecniche sulle Costruzioni (D.M.14 gennaio 2008) che fanno chiarezza sulle responsabilità delle figure coinvol-
te in tutte le varie fasi: dalla progettazione, all' esecuzione e collaudo dell' opera.
Uno dei motivi di contestazione, spesso riscontrati, sono le fessure" ma, tutte le figure interessate (D.L. Committente, Progettista) si "dimenticano" (!!!) che il cls. usato nella realizzazione di una pavimentazione industriale è quello commercialmente impiegato, ma non quello idoneo. Il risultato sarà che: NON IL PROGETTISTA, NON IL D.L. NON IL
COMMITTENTE, MA SOLO L' APPLICATORE SARA' RITENUTO RESPONSABILE DEL RISULTATO.
Quindi sarebbe opportunio ricordare a queste figure che il ritiro è fisiologico del calcestruzzo, soprattutto in quello ordinario, per un semplice fenomeno, indipendente dalla volontà del posatore: l ' acqua, contenuta nell ' impa-sto evapora ( ritiro igrometrico), quindi possibilità di "fessurazione", più veloce sarà il fenomeno di evaporazione, più fessure si formeranno, inoltre l' entità del ritiro dipende anche dalla composizione del calcestruzzo, dall' umidità relativa ambientale, dal sottofondo, ecc.
Utilizzando un calcestruzzo ordinario, (commerciale e meno costoso), risulta praticamente impossibile eliminare la fessurazione.
Il calcestruzzo è soggetto a degrado meccanico e chimico.
Il degrado meccanico è principalmente dipendente dal transito di carrelli, auto, camion, ecc.
Il degrado chimico è dovuto al contatto del calcestruzzo con agenti chimici, non solo le sostanze usate nell' industria, ma come per tutte le strutture esterne, all' acqua piovana (acida), allo smog, ecc..
Il manufatto in calcestruzzo deve essere protetto .
Una soluzione è il "SILIKATE" , densificante chimico, superficiale, in emulsione acquosa, non fa film, non è un rivestimento, e cristallizza quando viene a contatto con alcuni alcuni elementi presenti nel cemento. La pavimentazione così trattata, sarà molto più resistente all' usura e molto più impermeabile rispetto ad un normale cls. lisciato e trattato superficialmente con splovero di quarzo. E' un ottimo antipolvere e soprattutto, con l' utilizzo, non si consuma perchè è "un corpo unico " con il massetto di cls.
FALEZZA GEOM. CLAUDIO cell.: 337 460999